Acqua a bordo

Acqua a bordo nei serbatoi: si può bere? Dietro a questa domanda si apre un mondo sommerso, in teoria nei serbatoi dell’acqua chiara, bisognerebbe imbarcare solo acqua di acquedotto, filtrata con un filtro in linea a sedimenti 5\10 micron e non filtrata da filtri a carbone, che inibiscono l’unica difesa che ha l’acqua per proteggersi dall’infezione batterica, “il cloro”, come ho già precisato nell’articolo sul numero 2 del 2012.
Esistono due tipi di serbatoi per l’acqua chiara, uno in acciaio e l’altro in materiale plastico. La conservazione dell’acqua al loro interno può essere effettuata per brevi periodi, previa pulizia e sanificazione degli stessi
con prodotti specifici. Il consiglio è di svuotarli sempre dall’acqua se prevedete delle lunghe inattività del veicolo.
L’acqua si può conservare per 2\4 giorni senza aggiungere nessun tipo di additivo (ipoclorito di sodio,meglio conosciuto come: amuchina, cloro, candeggina) infatti il cloro già presente nell’acqua dell’acquedotto può preservarla.
Per preservare l’acqua è necessario pulire a fondo con prodotti specifici i serbatoi almeno una volta all’anno e svuotare durante l’inutilizzo i tubi di diramazione dell’impianto idraulico. Un ottimo aiuto viene dato eliminando il calcare, che formando delle incrostazioni nelle tubature, favorisce il formarsi del bio film e la proliferazione delle colonie
batteriche. Imbarcare acqua priva di calcare può essere una soluzione alla formazioni di incrostazioni calcaree, azione che si ottiene con un addolcitore tipo quello casalingo con resine cationiche a scambio ionico e sale, per la rigenerazione delle stesse, oppure inserendo un disgregatore molecolare magnetico, acceleratore ionico (magnete) prima della pompa, il magnete agisce soltanto se l’acqua passa attraverso le due forze magnetiche, inserire un magnete nel serbatoio non ha assolutamente lo stesso effetto.

Se consideriamo che mediamente un uomo deve bere 2 litri di liquidi al giorno, basta essere in 4 che il calcolo è presto fatto.
Per ovviare a questo, si può utilizzare l’acqua dei serbatoi di bordo: siamo consapevoli che questo è un argomento difficile, che molti non userebbero mai l’acqua dolce di bordo perché la ritengono malsana e, d’altro canto, normalmente non è buona ne all’olfatto, ne al gusto.
Eppure è possibile! Conservare e consumare con sicurezza l’acqua dei serbatoi. Se da una parte può sembrare difficile, dall’altra, grazie ad un po’ di attenzione e in pochi minuti, si può pensare di
farlo ottenendo anche risultati insperati.
Il vero problema è come riuscire a controllare il contenuto e lo stato dei serbatoi.
Fin dall’antichità i romani, greci, fenici, avevano scoperto che per debatterizzare l’acqua, (evitare il proliferare di colonie batteriche, diremmo oggi) mettevano delle monete di rame e d’argento nelle anfore. Con questo accorgimento conservavano le loro scorte per lunghi periodi senza problemi batteriologici. Inserire dell’argento nel serbatoio può essere una buona idea, ma bisogna considerare i tempi di debatterizzazione, infatti l’argento è un batteriostatico (agisce sull’acqua ferma) e ci mette dalle 6 alle 12 ore per debatterizzare 100 litri d’acqua, quindi ottimo per
il serbatoio quando viene lasciato inutilizzato.
Oggi i prodotti chimici hanno preso il soppravvento e già dall’acquedotto l’acqua esce trattata chimicamente con cloro. Il problema è che dopo aver riempito i serbatoi, l’acqua incomincia a stagnare, ed è proprio la stagnazione a peggiorare la situazione.
Chimicamente l’acqua non peggiora, a meno che non sia messa a contato con materiali non a norma della legge (“ Decreto 6 aprile 2004, n. 174 Ministero della Salute. Regolamento concernente i materiali e gli oggetti che possono essere utilizzati negli impianti fissi di captazione, trattamento, adduzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano”).
L’acqua peggiora quindi
a livello batteriologico.
“L'acqua è un importante veicolo di contaminanti biologici.
Infatti, un'acqua definita “potabile” non significa che sia “sterile”: semplicemente ha un contenuto di batteri molto basso da non costituire rischio per la salute quando viene bevuta.
Le caratteristiche dell'acqua potabile però cambiano nel momento in cui vengono stoccate nei serbatoi di raccolta, dove un basso utilizzo e le variazioni termiche facilitano la proliferazione delle colonie batteriche già esistenti” afferma la D.ssa A. Guerrini
Sulla composizione delle popolazioni microbiche acquatiche hanno grande influenza il carico organico e minerale, il pH, la torbidità, la temperatura,
le correnti e più in generale i fattori climatici.
Da 6° fino a 63°C riescono a proliferare con una certa velocità; soprattutto da circa 37°C la temperatura di moltiplicazione è esponenziale (i batteri raddoppiano ogni 20 minuti).
Con temperature inferiori a 4° la crescita viene rallentata ma non inibita completamente.
Ciò significa che anche un contenitore refrigerato rallenta la proliferazione microbica ma non la ferma.
Queste considerazioni ci suggeriscono che l’acqua debba essere conservata con le dovute precauzioni anche se non viene utilizzata per uso alimentare.
Basta pensare che il solo batterio della legionella, inizia a riprodursi tra i 25° e
i 45° ed il contagio avviene per via respiratoria,: il solo farsi una doccia può essere il fattore contaminante.
Proprio il batterio della legionella prolifera in acqua stagnanti.
La “Malattia dei Legionari” fu descritta per la prima volta nel 1976, quando 4000 persone si riunirono al Bellevue Stratford Hotel di Filadelfia (USA) per l’annuale convention dell’American Legion. In quella circostanza tra i congressisti, ben 221 persone si ammalarono con un quadro clinico di polmonite febbrile e 34 di essi (15,4%) morirono. La fonte di contaminazione batterica fu identificata nel sistema di aria condizionata dell’albergo: l’acqua della condensa stagnava a temperature ideali per la proliferazione
batterica, e veniva nebulizzata nell’ambiente. Dopo otto mesi da quell’evento si scoprì l’agente eziologico a cui fu dato il nome di Legionella Pneumophila.
Al giorno d’oggi, esistono sul mercato dei prodotti chimici e meccanici (debatterizzatori) per il trattamento dell’acqua;

Le temperature esterne, influiscono molto sul mantenimento dell’acqua a bordo. Il danno maggiore lo può dare il caldo, che con temperature tra 25°\45° gradi dell’acqua la carica batterica trova l’ambiente ideale per la proliferazione, in questo caso è consigliabile se non volete usare l’acqua imbarcata per usi alimentari, inserire dell’ipoclorito di sodio nei serbatoio (normale candeggina, che si può trovare in commercio) con una proporzione di una goccia ogni litro.
Una corretta pulizia delle cisterne può evitare l’uso di sostanze chimiche che a lungo andare deteriorano e seccano le guarnizioni dell’impianto.
In alternativa esistono sul mercato degli apparecchi che
neutralizzano odori e sapori dall’acqua eliminando anche le cariche batteriche e rendendo l’acqua potabile come all’origine.
Chi invece opta per le bottiglie di plastica deve sapere come conservarle e la conservazione a bordo, ma anche a casa delle bottiglie d’acqua dovrebbe avvenire secondo dei schemi ben precisi. Meglio se le bottiglie sono in vetro, questo materiale garantisce un’assoluta integrità al liquido contenuto. Le bottiglie di plastica devono essere conservate in luoghi asciutti, al buio, e freschi. Se lasciate le scorte in un gavone questo deve essere lontano da lattine di olio, taniche di benzina, ecc., per evitare una contaminazione
incrociata di queste sostanze con l’acqua, infatti il PET con le variazioni di temperatura assorbe gli agenti esterni e contamina il suo contenuto. La legge italiane ed europea condanna i commercianti che tengono le scorte dei loro negozi al sole, proprio per questo motivo.
Sperando di essere stato utile anche in questa edizione, attendo le vostre e-mail per rispondere alle vostre domande.

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